Commercialisti, Amelia Luca (Andoc): meccanismo elettorale inefficiente, ma ora la categoria ritrovi centralità

“Il meccanismo di selezione della classe dirigente nazionale dei dottori commercialisti, per come è stato elaborato nel D.Lgs. n. 139/05, è profondamente sbagliato, ingiusto e inefficiente. Attribuire alla maggioranza decretata dalle urne il governo assoluto del Consiglio Nazionale, peraltro con strettissimi vincoli territoriali nella selezione dei candidati, comporta la quasi necessità di aggregare i consensi non per affinità culturali ma per semplice calcolo elettorale. La riprova è nei risultati conseguiti negli ultimi 15 anni: due commissariamenti e tanti (troppi) ricorsi giurisdizionali in ambito nazionale e locale. Ora o mai più occorre restituire centralità e rafforzare il peso sociale e politico dei commercialisti nella società italiana”. Lo afferma Amelia Luca, presidente dell’Associazione nazionale dei dottori commercialisti (Andoc).

“Oggi la categoria si trova di fronte a due proposte, capeggiate da colleghi di esperienza e qualità – spiega la presidente Luca -. Ma in linea con i nostri valori l’Associazione, alle prossime elezioni del 29 aprile, sosterrà la candidatura a Consigliere Nazionale di Michele De Tavonatti, vicepresidente vicario Andoc, nella certezza che saprà continuare a rappresentare nella massima istituzione il comune sentire dei nostri iscritti”.

D’altronde, “impegnarsi nella politica e nelle istituzioni a dialogare, confrontarsi ed elaborare politiche e strategie per il Paese, la professione, il lavoro, è una priorità. Come parte della collettività riteniamo di avere un vero e proprio obbligo d’impegnarci, informarci e confrontarci costantemente, essendo la politica una arte nobile finalizzata alla declinazione in chiave pratica di un pensiero culturale”.

“Siamo profondamente convinti – conclude la numero uno Andoc – che, nella selezione della classe dirigente, uno non vale uno. I nostri valori sono antitetici tanto alle logiche consociative fine a sé stesse quanto al populismo tendente all’appiattimento culturale. I principi e gli ideali di una qualsiasi comunità democratica vengono prima degli uomini chiamati a ricoprire incarichi istituzionali di ogni tipo. Senza riferimenti precisi il rischio di confondere il fine con i mezzi diviene una certezza”.

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