Boom nella domanda di innovazione, venture building raccoglie le sfide della pandemia

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ROMA – Dall’industria alberghiera all’edilizia, delle aziende manifatturiere agli stabilimenti balneari. La digitalizzazione chiama le piccole e medie imprese a guardare al futuro, soprattutto dopo il Covid. Se da un lato la pandemia ha portato al collasso le pmi, oggi l’opportunità di nuovi business viene offerta dalla tecnologia, o meglio, dalla capacità dell’azienda di innovare e aprirsi a nuove soluzioni.

“La trasformazione in chiave digitale è sempre stata un’esigenza per le imprese, per restare al passo con i tempi, ma adesso è divenuta una vera e propria urgenza per reagire alla crisi e alle sfide poste dalla pandemia. I bisogni dei clienti sono cambiati e vanno intercettati, riscontriamo una grandissima volontà nel farlo, nel ripensare gli strumenti aziendali, le aziende sono pronte ad accogliere questa scommessa ma spesso manca il know how per avviare e concludere il processo”, afferma Roberto Macina, romano, 37 anni, co-founder e managing partner di WDA (Web Digital Advisor), la nuova compagnia di venture building, o meglio ‘CEO as a Service’, che rivoluziona il concetto di sostegno allo sviluppo dei progetti innovativi.

Non una semplice consulenza, ma un supporto in piena regola, nella creazione e nel management della azienda, fino al lancio sul mercato, in tempi rapidissimi. Con l’expertise decennale di chi ha già vissuto sulla propria pelle la creazione e crescita di un’azienda da zero: la fondazione nel 2011 di Qurami, startup che ha dato vita alla prima App Salvatempo italiana, nel 2018 poi acquisita da uFirst.

“Le richieste di digitalizzazione sono molte – prosegue Macina – Il nostro servizio si concretizza in un aiuto nella creazione e gestione dei processi innovativi sotto ogni aspetto, nella fase early stage fino al go-to-market. Quindi: identificazione della business idea, cura degli aspetti tecnici e legali, predisposizione al lancio e intervento nelle decisioni strategiche e manageriali. Per i primi due anni seguiamo l’operatività, come fossimo temporary manager, finché non si entra a regime. Nel frattempo assumiamo quelle figure chiave che permetteranno all’azienda di proseguire da sola. È un salto ma i vantaggi sono molti”.

Se, infatti, il rischio per chi decide di non innovare è la perdita di un’opportunità di crescita e sviluppo, per chi raccoglie la sfida i benefici a breve e lungo termine sono rilevanti: “Le aziende che hanno affrontato la trasformazione digitale sono più solide dal punto di vista competitivo ed economico – osserva ancora il cofounder e managing partner di WDA – riescono a intercettare meglio i cambiamenti del mercato e ad adattarsi con la velocità di una startup. E ancora, hanno più opportunità di crescita e maggiori margini di fatturato”. 

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