Bielorussia, l’oppositrice Kalesnikava condannata a 11 anni

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ROMA – Cospirazione per prendere il potere con metodi incostituzionali, creazione e direzione di un’organizzazione estremista e istigazione ad azioni aventi l’obiettivo di danneggiare la sicurezza nazionale: sono i reati confermati da giudici di Minsk, che hanno condannato a 11 e 10 anni due tra i più noti esponenti dell’opposizione bielorussa, Maryia Kalesnikava e Maksim Znak.

Kalesnikava in particolare è “un peso massimo” nel movimento anti-governativo: tra le collaboratrici della candidata Svetlana Tikhanovskaya – oggi esule all’estero -, in campagna elettorale aveva rappresentato con Veronika Tsepkalo il trio di donne in prima linea contro la rielezione del presidente Aleksandr Lukashenko all’appuntamento dell’8 agosto 2020. Un voto che si è concluso con la vittoria del capo di Stato uscente, da cui è nato un vasto movimento di protesta che accusa le autorità di aver falsificato i risultati.

Dopo la fuga all’estero di Tikhanovskaya, Kalesnikava è stata messa alla guida del Consiglio di coordinamento dell’opposizione. Il 7 settembre 2020, nel centro di Minsk, è stata arrestata e portata al confine con l’Ucraina, e lì come ricorda Amnesty International in una nota “ha strappato il proprio passaporto per non obbedire all’ordine di lasciare la Bielorussia”. L’avvocato Maksim Znak, esponente del Consiglio di coordinamento dell’opposizione e collega del candidato presidente Viktar Babaryka – ora in carcere – è stato arrestato due giorni dopo. Sempre nella stessa nota Amnesty definisce le due condanne “un disastro per la libertà d’espressione”. 

Bruce Millar, vicedirettore di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale, ha dichiarato: “L’obiettivo di queste condanne è stroncare le speranze di milioni di bielorussi in nome dei quali Kalesnikava e Znak avevano preso la parola. Queste due coraggiose persone ora rischiano di trascorrere lunghi anni in carcere per aver preso posizione contro Alyasandr Lukashenko e le forze repressive del suo governo”.

Millar ha aggiunto: “Nessuno dimenticherà la coraggiosa decisione di Kalesnikava di rimanere in Bielorussia nonostante la minaccia di una lunga condanna nei suoi confronti, che ora si è concretizzata”. Quindi l’appello: “Chiediamo l’immediata scarcerazione di Kalesnikava, di Znak e di centinaia di altre persone finite in prigione solo per aver esercitato i loro diritti umani. La comunità internazionale deve premere sul governo di Lukashenko perché fermi la barbara repressione in atto contro la società civile e il dissenso in Bielorussia”.

Secondo l’ong bielorussa Viasna, sono 659 i prigionieri politici dall’inizio delle proteste, nell’agosto 2020. Solo nell’agosto scorso, come riferisce ancora l’organizzazione per i diritti umani, 136 persone hanno subito condanne per i procedimenti penali legati alle proteste dell’ultimo anno.
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