Bielorussia, attivisti al Senato: “Minsk distrugge media e ong”

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ROMA – “Il governo in Bielorussia sta attuando una campagna di distruzione dei media. Tanti giornalisti stanno affrontando inchieste penali per aver raccontato le proteste ant-governative e aver denunciato abusi. C’è chi rischia fino a 15 anni di reclusione”. Barys Haretski è il vicepresidente dell’Associazione dei giornalisti bielorussi (Baj) e in un video trasmesso nel corso della conferenza stampa al Senato dal titolo ‘Bielorussia: sempre più stretta la spirale repressiva. E riguarda anche noi’, riferisce che da giorni proseguono perquisizioni, il sequestro dei pc, il blocco dei conti e gli arresti nelle testate indipendenti.

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“E’ stato preso di mira anche un piccolo quotidiano di Molodechno, una piccola cittadina su cui ci ritrovavamo a scherzare con un pizzico di tristezza” denuncia Haretski. “Gli agenti invece sono andati persino lì, tre giorni fa”. Una volta terminata la denuncia video, la vicepresidente della Federazione italiana diritti umani (Fidu) Eleonora Mongelli, fornisce il dato appena aggiornato sui detenuti politici dall’ong Viasna, il cui presidente, vicepresidente e vari collaboratori sono stati arrestati proprio negli ultimi giorni. “Sono 577 e questo sta accadendo nel cuore dell’Europa” dice Mongelli.

“Forse le sanzioni individuali imposte dall’Europa sul regime di Aleksandr Lukashenko non bastano, bisogna fare di più”. Ne è convinto anche il senatore del Partito democratico Roberto Rampi. Il parlamentare è anche segretario della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e membro della Commissione permanente del Senato e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Rampi ha organizzato l’incontro di oggi con la Fidu: “I cittadini in Bielorussia stanno affrontando il carcere per le loro idee e anche fosse un solo giorno dietro le sbarre, non possiamo restare in silenzio. Va riaccesa l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sulla Bielorussia e anche il governo Draghi deve fare di più”.

Perché a quasi un anno dalla reazione popolare alla riconferma di Lukashenko alla presidenza, in Bielorussia si assiste a una nuova escalation: negli ultimi dieci giorni gli agenti hanno effettuato retate non solo tra i giornalisti, ma anche tra gli attivisti e gli esponenti delle ong: 20 le associazioni colpite da misure che di fatto ne paralizzano il lavoro, 66 le perquisizioni effettuate. Dati che arrivano oggi dalla piattaforma Free Union online.

Ekaterina Ziuziuk, portavoce dell’Associazione bielorussi in Italia Supolka, per dare la dimensione del fenomeno racconta: “Una mia amica si alza tutti i giorni alle sei del mattino perché è risaputo che la polizia si presenta per arrestare le persone intorno a quell’ora. Vuole farsi trovare pronta”. Ricordando il carattere sempre pacifico delle proteste, i cui protagonisti sono semplici cittadini, Ziuziuk lancia un appello: “Il popolo da solo non riuscirà a rovesciare questa dittatura. Va aiutato”.

“Se per lo studente egiziano Patrick Zaki il parlamento italiano è arrivato a votare la cittadinanza, bisogna chiedersi come mai le nostre istituzioni non prendano posizione anche rispetto a Minsk” si domanda Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa, che continua: “L’Italia tuttavia ha in essere vari accordi di cooperazione tecnologica e commerciale con la Bielorussia che andrebbero messi in discussione”.

L’analisi geopolitica del cronista raggiunge Bruxelles: “Nel recente bilaterale tra il presidente Joe Biden e Angela Merkel il dossier bielorusso è stato appena sfiorato”. La tesi è che non si vogliono incrinare ulteriormente i rapporti con la Russia. Secondo Iacoboni, “Lukashenko è libero di fare ciò che fa perché è sostenuto da Mosca”.
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