VIDEO | Dal 1 luglio l’Inpgi passa a Inps: cosa cambia per i giornalisti

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ROMA – Dal 1 luglio 2022, l’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti che nel 2026 avrebbe festeggiato il centenario, confluirà in Inps. Se ne è parlato oggi durante il convegno a Palazzo Wedekind, a Roma ‘L’Inpgi passa all’Inps. Come cambia la busta paga e il futuro previdenziale dei giornalisti’. Dopo oltre un decennio di gravi perdite, l’istituto quindi alza bandiera bianca. Troppo grave il deficit che porterebbe all’esaurimento del patrimonio dell’istituto “entro il 2027”. Al momento in Italia sono 16.500 i giornalisti che versano contributi all’Inpgi per una retribuzione media di circa 59mila euro annui a fronte di un importo medio pensionistico di circa 57mila euro. In particolare si stima che se i pensionati Inpgi avessero avuto le stesse regole di calcolo dei lavoratori pubblici, per avere un tale importo pensionistico (2,4 volte quello dei pubblici) avrebbero dovuto lavorare 6 anni in più di quello effettivamente fatto. Il passaggio tuttavia, dovrebbe essere, per dirla con la presidente Inpgi, Marcella Macelloni, “il più indolore possibile”.

“Per questa transizione- ha detto- abbiamo chiesto e ottenuto dei passaggi fondamentali: il riconoscimento della nostra storia e della nostra autonomia, il mantenimento di tutte le prestazioni e la salvaguardia occupazionale di tutti i nostri dipendenti”. “Le condizioni che abbiamo ottenuto- ha spiegato ancora- sono le migliori possibili in un momento di crisi per il settore di cui non si vede via d’uscita. L’Inpgi si trasformerà ma continuerà a restare un presidio di tutele per tutti i giornalisti”.

Rassicurazioni anche dal numero 1 dell’Inps Pasquale Tridico secondo cui dal 1 luglio, “i pensionati avranno la garanzia delle loro quote maturate fino adesso nelle modalità previste fino ad oggi, e i nuovi pensionati troveranno tanta professionalità, l’autonomia giusta che si deve a un corpo importante come quello dei giornalisti”.

Infine, per il sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles, quella in oggetto “è la soluzione più equa ed equilibrata possibile”, per salvare l’istituto. Quella del commissariamento, infatti, sarebbe stata “una non soluzione. Tutti coloro i quali fanno parte del sistema editoriale italiano sono parte integrante di un sistema di valori di interesse nazionale”.

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