Unipol, gli Rls: “Ritorno in ufficio non regge, tornare a smart working per evitare contagi”

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BOLOGNA – Dopo l’appello a Mario Draghi, ecco quello ai datori di lavoro: se i sindacati si erano rivolti al premier per chiedere di intercedere con Unipol per favorire il ritorno da remoto, ora sono i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) ad appellarsi ai “datori di lavoro delle società” del colosso assicurativo per insistere sul fatto che il ritorno dei dipendenti in ufficio ‘non regge’. In una lettera di pochi giorni fa, infatti, gli Rls avvertono: richiamando in ufficio il personale non è stato “valutato, in tutti i suoi aspetti, il rischio di contagio da Covid 19 e attuate tutte le misure di prevenzione previste e raccomandate sia dalle disposizioni di legge che dal mondo scientifico”. E “in più occasioni” gli Rls stessi nelle varie società del Gruppo hanno “messo in evidenza i rischi di contagio anche sui posti di lavoro, senza trovare la completa disponibilità da parte dei vertici aziendali ad assumere coerenti e logiche soluzioni per ridurre al minimo tali rischi”.

INTANTO SI È MOSSA L’AUSL CON UN’ISPEZIONE

Intanto però si è mossa la sanità. La Fisac-Cgil di Unisalute infatti ha informato i suoi iscritti che “a seguito della segnalazione inviata dalle Organizzazioni sindacali, giovedì scorso, 13 gennaio, ha avuto luogo l’ispezione degli incaricati dell’Ausl” di Bologna. I funzionari dell’Azienda hanno chiesto di avere entro nel giro di pochi giorni tutta una serie di documenti (verbale di costituzione del Comitato Covid-19 delle società; documento sul funzionamento dell’impianto di ventilazione e ricircolo dell’aria; prospetto e registro di controllo sui filtri dell’aria; contratto delle pulizie ordinarie e straordinarie; verbali o registri di sanificazione straordinaria a seguito dei casi Covid-19 riferiti all’ultima settimana; procedure di sanificazione a seguito di casi di positività Covid-19). E ora la Cgil attende il ‘verdetto’ dell’Ausl.

“BISOGNA TORNARE ALLO SMART WORKING”

Ma il pressing ‘dal basso’ su Unipol prosegue anche chiamando in causa norme ed esperti. Gli Rls, infatti, citano le disposizioni governative che prorogano lo stato d’emergenza fino al 31 marzo, la circolare dei ministri Renato Brunetta e Andrea Orlando che consiglia il ricorso al lavoro agile, le posizioni venute dai componenti del Cts che auspicano, citano, “un ricorso più ampio allo smart working, considerato in questo momento lo strumento ordinario di lavoro”.E, scrivono i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, “troviamo altresì non corrispondente allo spirito degli Accordi Europei e del Tu 81/2008 la modalità di rapportarsi alla Rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza, reticente e a tratti svalutativa della funzione stessa, riducendola a mera figura notarile di decisioni già prese”.

“LAVORARE IN UFFICIO TUTTI I GIORNI NON È COMPATIBILE CON LA PREVENZIONE”

Intanto cresce la preoccupazione per “l’aumento esponenziale di casi di contagio su tutto il territorio nazionale e ancora di più il quotidiano emergere di casi positivi nelle aziende del gruppo mai opportunamente segnalate” agli Rls, “nonostante gli accordi presi”. Messi in fila tutti questi elementi nella lettera diffusa anche sui portali del sindacato, “chiediamo ancora una volta che venga rivalutata la decisione di escludere il lavoro da remoto come misura di prevenzione efficace. Ricordiamo anche la riconosciuta responsabilità sociale e civile che il Gruppo Unipol esercita nel sistema paese come attore economico-finanziario”. In generale, per gli Rls, “l’obbligo di espletare la mansione lavorativa in presenza per l’intera settimana non sia in alcun modo compatibile con la logica della piena tutela della salute dei dipendenti, né della prevenzione del contagio sia all’interno degli uffici che durante il tragitto casa-lavoro”.

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