giovedì, Marzo 12, 2026
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Una delibera cha va subito sospesa e poi riscritta

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“Sbagliato allargare i servizi di telemedicina alle farmacie”

Pronto il ricorso al Tar del provvedimento con cui la Regione Lazio consente alle farmacie territoriali di effettuare Holter cardiaco, Holter pressorio e ECG con costi a carico dei contribuenti. “Una minaccia per il nostro settore”, afferma Valter Rufini, presidente di Anisap, la Federazione che rappresenta le strutture private accreditate.

Una delibera che va impugnata per difendere la dignità di chi lavora nelle strutture accreditate con il Sistema sanitario nazionale. La decisione della Regione Lazio di implementare ulteriormente i servizi nelle farmacie, allargandoli alle prestazioni di Holter cardiaco, Holter pressorio e ECG, con costi a carico dei contribuenti, fa insomma discutere e approderà ora nelle aule del Tar: “Risulta, quanto mai opportuna una pronta e decisiva presa di posizione di tutto il settore direttamente interessato e gravemente minacciato da queste nuove competenze”, spiega Valter Rufini, presidente di Anisap, la Federazione che rappresenta le strutture private accreditate.

“Basti pensare – continua Rufini – che nella stessa delibera e nel relativo protocollo, parte integrante della stessa, vi sono enormi sovrapposizioni tra le posizioni delle strutture accreditate e il ruolo assunto dalle farmacie”. “Le violazioni perpetrate – aggiungono gli avvocati Alberto Polini e Antonella Blasi di Legal Health Care – investono, oltre all’aspetto autorizzativo e patrimoniale, anche alcuni aspetti pratici estremamente rilevanti, uno fra tutti il fatto che possono essere abilitati ad offrire i servizi di telemedicina, nell’ambito della sperimentazione, sia provider che si avvalgono di centri di refertazione accreditati, ai sensi dell’articolo 8 quater del Decreto Legislativo 502/92, sia quelli che hanno affidato la refertazione direttamente a medici che hanno un rapporto di collaborazione con il Sistema sanitario nazionale”.

Oltre alla questione del provider, appare dunque evidente che anche i medici abilitati alla refertazione potranno essere solo coloro che operano all’interno di strutture private accreditate o i medici di Medicina generale, con probabili e intuibili ripercussioni sulla gestione del rapporto tra il medico, paziente, struttura accreditata e farmacia: “Le distorsioni e le violazioni che affliggono il provvedimento – proseguono gli avvocati Polini e Blasi – sono molteplici, atteso che, come più volte sottolineato, i requisiti e le garanzie attribuibili alle strutture accreditate sono molto più stringenti rispetto a quelle richieste alle farmacie che, lo rammentiamo, possono avere ingresso nella sperimentazione con il mero invio di una autocertificazione”.

“Diventa allora intuitivo – sottolinea Rufini – che il finanziamento accordato alle farmacie stride e si scontra con la regolamentazione economica delle strutture accreditate, sottoposte a un budget invalicabile. Per tali motivi, è opportuno impugnare quella delibera in oggetto, con il supporto delle Associazioni di categoria e con la collaborazione dello staff di Legal Health Care, dell’avvocato Antonio Cordasco, Docente dell’Accademia della Pubblica Amministrazione”. “L’intenzione – concludono gli avvocati Polini e Blasi – è quella di richiedere un provvedimento, monocratico e/o collegiale, di sospensiva di quel provvedimento che lede di fatto il lavoro di professionisti del settore”.

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