mercoledì, Luglio 24, 2024

Un chilo di carne a Gaza costa 200 euro, ma Papa Francesco chiama tutti i giorni

MondoUn chilo di carne a Gaza costa 200 euro, ma Papa Francesco chiama tutti i giorni

GERUSALEMME – Poca luce elettrica, acqua che scarseggia, prezzi saliti alle stelle e quasi impossibili (per un chilo di carne servono 200 euro, per un chilo di pomodori se ne pagano 25, mentre per un uovo due e mezzo, 16 litri di gasolio costano 300 euro) e una devastazione tale per cui “se anche la guerra finisse adesso e le persone volessero provare a tornare a casa non riconoscerebbero il posto”. Almeno sul versante cibo qualcosa si ‘muove’: “Ultimamente sono riusciti ad avere un po’ di più e a distribuirlo tra la gente povera nel quartiere”. Tuttavia, la situazione a Gaza resta “molto complicata, da quello che sappiamo dai nostri religiosi, manca un po’ tutto. La situazione è disperata, la gente resta chiusa” e al riparo dove può. “Stanchi, ma non arrabbiati: lo diceva il patriarca Pizzaballa che- quando si è recato in visita nelle scorse settimane, ndr- per lui è stato un sollievo” non sentire “parola di rabbia e di vendetta tra i cristiani che, nonostante quello che soffrono, mantengono uno spirito evangelico”.

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Lo racconta padre Marcelo Gallardo, segretario dell’assemblea dei vescovi cattolici in Terra Santa, incontrando a Betlemme i pellegrini giunti dall’Italia al seguito del Cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna. Ma “malgrado tutto questo male fisico nella parrocchia di Gaza resta uno spirito di fede e carità”. Dalla città palestinese se n’è andato il 40% della popolazione cristiana, ma molti capifamiglia hanno deciso di restare: mentre gli abitanti erano invitati a fuggire verso sud, tanti sono rimasti stringendosi alla parrocchia “per restare assieme e stare in comunità, è stata una decisione saggia perché si sono salvati”, racconta ancora padre Gallardo. Ora ci sono famiglie che dormono in due-tre nelle aule della scuola che fa capo alla parrocchia, nei corridoi, qualcuna in chiesa… “C’è grande stanchezza fisica e psicologica”.

IL PAPA CHIAMA TUTTI I GIORNI, MA PER RISPONDERE BISOGNA SALIRE SU UN BALCONE

In tutto questo “una cosa che ha aiutato è stata la vicinanza della Chiesa e del Santo Padre in particolare che tutti i giorni fa una piccola telefonata”. Parrocchiani o sacerdoti che la ricevono “devono rischiare un po’” nel rispondere perché salgono su un balcone, esponendosi, però questo che arriva “è un segno molto bello”. Insomma, il contesto è drammatico, ma “è anche un buon esempio di resilienza, di come la fede aiuta in questi momenti malgrado la difficoltà”. Ma dato che “umanamente non si vedono spiragli di soluzione”, cosa serve perché si arrivi alla pace? “Manca una visione veramente umana delle cose, manca il rispettare e guardare gli altri come persone che hanno una dignità anche con tutto quello che è successo, dobbiamo cercare ognuno di fare il bene, rispettare gli altri, vincere il male con il bene come dice San Paolo, noi cristiani sappiamo che questo è sempre possibile”. E cos’altro si può fare? Padre Gallardo dice che si può agire “in diversi modi. Con un aiuto economico al Patriarcato latino, una delle cose che può fare la Chiesa è continuare con le opere di misercordia, e poi si può sempre dire una parola. Voi- dice ai pellegrini- potete parlare della situazione che avete visto perché tante persone non capiscono il fatto che non tutti i palestinesi sono musulmani e terroristi”.

Aiutare a superare la contrapposizione per cui si è o pro Palestina o pro Israele. “Parlare senza farsi intrappolare” dai temi, per far rispettare i diritti e “cambiare le cose nel nostro piccolo, azioni concrete”, dice invitando chi, magari per lavoro, conosce persone in grado di attivarsi per intervenire sui problemi a segnalare e proporre di fare qualcosa. “Poi, e non scherzo quando lo dico, il cristiano sa che con le preghiere Dio può cambiare i cuori”, conclude.

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