Ucraina, Kiev ai soldati rimasti nell’acciaieria di Azovstal: “Arrendetevi”

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ROMA – Le autorità dell’Ucraina hanno ordinato ai soldati rimasti nell’acciaieria di Azovstal di arrendersi e di interrompere i combattimenti a Mariupol, città prossima a cadere nelle mani delle forze armate russe dopo mesi di assedio. Ad annunciarlo sul proprio canale Telegram Denys Prokopenko, comandante della brigata ‘Azov’, battaglione paramilitare integrato nell’esercito, che ha detto: “Il comando militare superiore ha dato l’ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città”.

La città, al centro della cronaca internazionale per bombardamenti, eccidi e la fuga disperata degli abitanti passati da 450mila a meno di 100mila, sembra così destinata a cadere sotto il controllo di Mosca, che sui suoi canali stampa riferisce che anche gli ultimi militari pronti a difendere l’acciaieria “si sono ormai arresi”.

Prokopenko ha aggiunto che i militari feriti e i civili – tra cui 85 donne e 47 minori – sono già stati portati via, e ora saranno evacuati anche i corpi delle vittime perché, come ha evidenziato Prokopenko, “abbiamo sempre insistito che le nostre tre priorità fossero i civili, i feriti e i morti”. A Severodonetsk, nella regione di Lugansk, sede dell’autoproclama repubblica separatista, le forze russe sono invece accusate di aver bombardato una scuola impiegata come rifugio da 200 civili circa. Tre le vittime del raid, come riferiscono le autorità di Kiev.

Intanto prosegue a Kiev il primo processo a carico di un militare russo per crimini di guerra. Vadim Shysimarin, 21 anni, è accusato di aver sparato a Oleksandr Shelipov, un uomo di 62 anni, che era disarmato e che non è sopravvissuto alle ferite. Il soldato in aula ha detto: “non volevo uccidere”, e ha aggiunto che quando ha aperto il fuoco era “molto nervoso per quanto stava accadendo”, e che in ogni caso è pronto ad “accettare il verdetto” della corte. Sul piano della diplomazia internazionale, la compagnia petrolifera Gasum ha fatto sapere che la russa Gazprom entro sabato taglierà il gas a Finlandia e Svezia, dopo che l’azienda finlandese si è rifiutata di pagare le forniture in rubli.

Questi due Paesi hanno presentato domanda d’adesione alla Nato, una prospettiva che incontra l’opposizione della Turchia, Paese membro dell’Alleanza atlantica che si è offerto come mediatore nei colloqui tra Kiev e Mosca, che ha fatto sapere di volerne discutere con la Finlandia e il Regno Unito nelle prossime ore. La prossima settimana invece il ministro degli Esteri di Ankara Mevlut Cavusoglu compirà un viaggio in Israele, altro Paese che ha tentato di mediare una soluzione politica tra Russia e Ucraina. Scopo del viaggio, proseguire il processo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, congelate dal 2018 quando l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump decise unilateralmente di spostare la capitale di Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

La Turchia intanto dal 24 febbraio scorso ha intensificato le operazioni militari nel Kurdistan siriano e iracheno. Ieri, Mohammad Hussein Bahr Aluloom, rappresentante dell’Iraq alle Nazioni Unite, ha denunciato al Consiglio di sicurezza le “incursioni armate della Turchia nel territorio iracheno” e fatto appello “all’uscita immediata delle truppe turche” dal proprio territorio.
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