HomeNewsSicob: “L'obesità è una vera emergenza sanitaria, serve una svolta”

Sicob: “L’obesità è una vera emergenza sanitaria, serve una svolta”

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“I dati Istat elaborati da Ibdo Foundation 2026 confermano: bisogna agire”

Roma – “I dati ISTAT Facts and Figures 2026 presentati ieri al Senato, elaborati da Ibdo Foundation 2026, confermano con estrema chiarezza che l’obesità rappresenta una delle più grandi sfide sanitarie del nostro Paese. Non possiamo più limitarci a osservare questi numeri: è il momento di agire”.

Lo ha affermato Maurizio De Luca, Presidente della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche (SICOB).

“Oggi il 46,4% degli italiani, circa 23 milioni di persone, è in eccesso di peso: l’11,6% vive con obesità e il 34,8% è in sovrappeso. Sono dati che descrivono una vera emergenza sanitaria, destinata ad avere un impatto crescente sulla salute della popolazione e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Colpisce in particolare il dato relativo alle giovani donne: tra il 2016 e il 2025 l’obesità nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni è aumentata del 75%. È un segnale che impone una riflessione profonda sui cambiamenti sociali, economici e culturali che stanno influenzando gli stili di vita delle nuove generazioni”.

“Persistono inoltre marcate disuguaglianze territoriali. Le regioni del Mezzogiorno continuano a registrare le prevalenze più elevate di obesità, con Molise (14%), Puglia (13,2%), Sicilia (12,5%) e Campania (12%), mentre Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano e Liguria presentano i valori più contenuti. Il luogo in cui si nasce continua purtroppo a condizionare le opportunità di salute”.

“Un dato positivo – ha proseguito De Luca – riguarda la riduzione della sedentarietà, passata dal 41,4% nel 2016 al 32,4% nel 2025. È un progresso significativo, ma non sufficiente. La sedentarietà resta una delle principali emergenze silenziose e continua ad alimentare il rischio di obesità: ne soffre il 15,8% delle persone sedentarie, contro il 9,5% di chi pratica regolarmente attività fisica. Ancora più preoccupante è la situazione dell’età pediatrica. Un bambino su tre, tra i 3 e i 10 anni, è in eccesso di peso, mentre il 26% dei ragazzi tra i 3 e i 17 anni presenta già un eccesso ponderale. Nelle regioni del Sud le percentuali raggiungono livelli allarmanti. La prevenzione deve necessariamente partire dall’infanzia, coinvolgendo famiglie, scuola e istituzioni. Non possiamo ignorare neppure il peso delle disuguaglianze sociali. L’obesità è fino a tre volte più frequente nelle fasce socioeconomiche più fragili. Combattere questa malattia significa anche ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione, alle cure e all’educazione sanitaria”.

“Dal punto di vista clinico, l’obesità aumenta in modo significativo il rischio di scompenso cardiaco, malattia coronarica, ictus ischemico, ipertensione arteriosa, diabete e dislipidemia. Oltre il 60% delle persone con obesità presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare. È altrettanto dimostrato che una perdita di peso del 5-10% può ridurre significativamente tali rischi e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita”, ha aggiunto il presidente Sicob.

“La lotta all’obesità non riguarda il peso corporeo. Riguarda la salute, la dignità delle persone e il futuro del Paese. È necessario riconoscere definitivamente l’obesità come una malattia cronica, complessa e recidivante, garantendo percorsi di prevenzione, diagnosi precoce e cure multidisciplinari omogenei su tutto il territorio nazionale, compreso l’accesso alla terapia farmacologica e alla chirurgia metabolica quando indicata. La politica, le istituzioni e il Servizio Sanitario Nazionale hanno oggi la responsabilità di trasformare questi dati in scelte concrete. Rimandare ancora significherebbe pagare, negli anni a venire, un prezzo umano, sanitario ed economico ancora più alto”, ha concluso De Luca.

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