Shell in tribunale all’Aja per non aver ridotto le emissioni di Co2

Non rispetta storica sentenza 2021, nella causa di 7 ong ambientaliste

Roma, 2 apr. (askanews) – La multinazionale anglo-olandese Shell deve rispondere a 7 ong ambientaliste davanti a una corte d’appello dell’Aja. L’accusa è quella di non rispettare la storica sentenza del 2021 che chiede al colosso petrolifero di ridurre le proprie emissioni di gas serra. L’avvocato di Shell, Daan Lunsingh Scheurleer, afferma: “Queste sentenze non possono essere mantenute. Una delle ragioni fondamentali è la seguente: il tribunale non ha sufficientemente tenuto conto delle implicazioni della natura della transizione energetica per la questione dell’esistenza dell’obbligo di riduzione allegato. Dopo tutto – ha spiegato ancora – la lotta contro i cambiamenti climatici è strettamente connessa alla transizione energetica dai carburanti convenzionali verso le energie rinnovabili. La natura di questa transizione si caratterizza, tra le altre cose, dall’esistenza di interessi pubblici più vasti, molteplici e perfino contraddittori”, ha sottolineando, affermando che si tratta della “lotta contro i cambiamenti climatici”.La causa, chiamata “il popolo contro Shell”, è stata lanciata nel 2019 da diverse ong, tra cui Amici della Terra e Greenpeace. Oltre 17.000 cittadini olandesi si sono inoltre costituiti parte civile. Il direttore di Milieudefensie, ramo olandese di Amici della Terra, Donald Pols: “C’è molta tensione. Lavoriamo a questo da più di due anni e ciò determinerà in gran parte il successo dei nostri sforzi mondiali per lottare contro i cambiamenti climatici pericolosi”.”Dal 2021, data in cui è stata presa la decisione del tribunale, la qualità della scienza climatica non ha fatto che migliorare. E la base giuridica del processo non ha fatto che aumentare. E forse, ancora più importante, i giudici lo constateranno, i cambiamenti climatici sono in corso mentre stiamo parlando”.Il tribunale dell’Aja aveva imposto al gruppo anglo-olandese di ridurre le proprie emissioni nette di Co2 di almeno il 45% entro la fine del 2030, in confronto al 2019, sostenendo che esse contribuiscono al surriscaldamento climatico e alle sue conseguenze disastrose. In pratica l’obbligo di rispettare gli Accordi sul clima di Parigi del 2015.”Se la decisione dovrà essere mantenuta – mette in guardia l’amministratore delegato di Shell-Paesi Bassi Frans Everts – ciò potrebbe avere conseguenze disastrose per le aziende e i posti di lavoro in Olanda”.”Shell – ha concluso – ha un obiettivo molto ambizioso per le proprie emissioni che padroneggiamo, da qui al 2030 avremo già raggiunto più del 60% di questo obiettivo”.