lunedì, Luglio 15, 2024

“Quattro figlie”, dagli Oscar donne tunisine contro il patriarcato

Video News"Quattro figlie", dagli Oscar donne tunisine contro il patriarcato

Nei cinema dal 27 giugno, diretto da Kaouther Ben Hania

Roma, 19 giu. (askanews) – Ha vinto il premio César come miglior documentario, è stato candidato agli Oscar per la Tunisia e ora, dal 27 giugno, arriva nei cinema italiani “Quattro figlie” della regista Kaouther Ben Hania. Tra il racconto diretto delle protagoniste oggi e la rappresentazione del loro passato attraverso delle attrici, emerge una storia tutta al femminile, fatta di grandi ferite, di confronto tra generazioni, di contrasti e ribellioni. La regista è venuta a Roma a presentare il film: “Olfa poteva scoprire degli aspetti delle figlie attraverso il confronto sul set, e aveva allo steso tempo queste attrici davanti come alter ego. – ha raccontato – È stata l’occasione per le figlie di dire delle cose che non avevano mai detto alla madre. È stata un po’ una seduta di terapia collettiva, per la famiglia, le attrici e per noi dell’équipe, tutte donne”.La frattura nella famiglia di Olfa, donna ribelle ma comunque schiacciata dal peso della tradizione, avviene tra il 2011 e il 2014, quando dopo la Rivoluzione le figlie maggiori partono per lo Stato islamico. “Olfa è un po’ di quelle donne che diventano guardiane del patriarcato, e lo perpetrano. – ha affermato la regista – Anche le figlie maggiori, di fatto, sono partite per ribellarsi a questa madre che difendeva il patriarcato. Una forma di fuga, completamente irrazionale”. Le figlie più piccole, che si vedono nel documentario, rifiutano in maniera diversa le imposizioni della madre e diventano rappresentative delle nuove generazioni del Paese. “In Tunisia, da un punto di vista storico e politico, c’è stata una rivoluzione e una rivoluzione è una rottura molto profonda e violenta con il passato. – ha spiegato la regista – Si è rotto il circolo di autorità, e credo che il film rappresenti bene la fine di questo ciclo, una frattura con quel circolo patriarcale e di violenza”.

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