FOTO | A Firenze il palazzo del Bargello torna a splendere, fine restauro da record

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FIRENZE – Il Bargello a Firenze si rifà il look: dai paramenti lapidei che rivestono la superficie del corpo principale alla torre Volognana; dalle finestre agli stemmi, dal cortile ai cancelli. È la prima volta in 156 anni che il palazzo del Bargello, a Firenze, viene completamente restaurato, con un progetto unitario di revisione complessiva.

L’edificio costruito a metà del Duecento è stato, per la prima volta dalla fondazione del museo (aperto nel 1865, quando da carcere fu trasformato nel primo museo nazionale dedicato alle arti del Medioevo e del Rinascimento del Regno d’Italia), oggetto di una importante campagna di restauri che l’ha coinvolto nella sua totalità e che ha comportato una minuziosa revisione di tutto il monumento e di tutti gli elementi decorativi, portando alla luce dettagli fino ad oggi sconosciuti.

I LAVORI DI RESTAURO DEL BARGELLO

Quindici mesi di lavoro continuativo, che, nonostante la chiusura prolungata del museo a causa della pandemia da Covid, hanno permesso al team di restauratori di concludere questa operazione a tempo di record: a fine luglio 2020 l’arrivo dei ponteggi, smontati lo scorso ottobre, 425 giorni di lavoro complessivi. In passato il palazzo era stato più volte oggetto di interventi mirati, ma mai era stato messo in opera un intervento di questa portata: 12.000 metri quadrati di pietra forte e pietra serena pulita e consolidata, 128 stemmi e 124 finestre restaurate (tra cui la monumentale finestra del salone di Donatello), così come i 93 merli e le 199 mensole in pietra.

L’intervento, costato 1,8 milioni, è stato finanziato dal ministero della Cultura, attraverso il decreto interministeriale del 2 dicembre 2016 di concerto con il Mit (1.150.000). In seguito il ministero, con due decreti diversi, ha messo sul piatto altri 650.000 euro (nel 2019 e nel 2021). L’appalto, invece, è stato curato da Invitalia.

“Questa straordinaria campagna di restauro e revisione conservativa del palazzo- sottolinea Paola D’Agostino, direttore dei musei del Bargello- è frutto di oltre quattro anni di intenso lavoro dell’architetto Maria Cristina Valenti nel predisporre il progetto e la documentazione di gara, coadiuvata dal personale tecnico e amministrativo dei Musei del Bargello, e poi del direttore dei lavori e delle imprese che si sono avvicendate in cantiere per questi mesi, in un periodo critico per il mondo intero”.

Il Bargello, commenta anche il sindaco Dario Nardella, “è tornato bellissimo grazie a un accurato restauro eseguito in tempi record. Per la prima volta dopo un secolo e mezzo potremo visitare un palazzo completamente riqualificato e valorizzato. Un segnale importante per la città e per tutto il nostro patrimonio culturale: nonostante la pandemia il mondo della cultura non si è fermato e anzi ha approfittato del forzato stop per investire e per progettare il futuro”.

L’enorme superficie in pietra forte e pietra serena che caratterizza il corpus del palazzo, dalla parte più bassa delle facciate fino all’alto dei merli, è stata pulita, martellinata (ovvero ne è stata verificata, pietra per pietra, la resistenza) e consolidata dove necessario. All’interno del cortile, grazie all’ausilio dei ponteggi, è stata eseguita una pulitura accurata del paramento e dei manufatti lapidei, compresi gli stemmi, che sono stati restaurati direttamente in loco, senza essere calati a terra.

Sono state inoltre restaurate le oltre cento finestre dell’edificio, che hanno richiesto interventi “su misura” a seconda della tipologia (finestrature lignee o vetrate con telaio in ferro), che oggi garantiscono una tenuta contro le infiltrazioni d’acqua. In alcuni casi, come per la vetrata del salone di Donatello e per quelle della cappella della Maddalena, è stato necessario procedere alla realizzazione di nuovi telai e quindi allo smontaggio completo delle finestre stesse.

In particolare, per la vetrata del salone, è stato realizzato un nuovo telaio sagomato sugli elementi decorativi della finestra, per un’operazione che ha richiesto grande perizia sia nelle fasi di smontaggio che nel rimontaggio, date le notevoli dimensioni (è alta 5,40 metri e composta da due pannelli larghi 1,10 metri ciascuno). Uno speciale trattamento è stato riservato infine alla torre e alla cella campanaria che, oltre ad essere restaurata, pulita e consolidata ha visto il restauro pittorico degli stemmi dipinti e del leone rampante collocato sulla sommità.

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