Da Duchamp a Matisse, la Biblioteca Nazionale di Firenze polo mondiale dei libri d’artista

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FIRENZE – La piccola ampolla contiene, come riporta la didascalia, ’35 cc di aria di Parigi’. Sotto di lei, a mo’ di firma inequivocabile, una miniatura della Fontana, famosissimo pezzo del grande Marcel Duchamp, genio del ready-made che nel 1913 ribaltò il concetto di opera d’arte e di sua fruizione presentando al mondo un orinatoio. Contenuto in una grande scatola che si apre come un volume e si ‘legge’ come un’opera, tra piccole riproduzioni di esemplari celebri, tavole dipinte e composizioni multimateriche, il libro d’artista di Duchamp, edizione limitatissima e rarissima, è custodito dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, l’Istituzione bibliotecaria più imponente di tutto il sistema statale italiano con otto milioni di unità, di cui oltre sei milioni di monografie, conservate in oltre 130 chilometri di scaffalature.

Un patrimonio senza uguali che ogni anno si arricchisce di 60mila titoli grazie al Deposito legale che la Nazionale centrale di Firenze detiene, unica in Italia insieme alla sua omologa di Roma. Collezioni e fondi di ogni tipo, costituiti insieme alla Biblioteca ma anche acquisiti successivamente, come dimostra lo straordinario Fondo dei libri d’artista di cui fa parte anche l’esemplare di Duchamp. Con lui, oltre 4.300 opere capaci di ripercorrere la storia delle avanguardie del Novecento e realizzate da artisti come Matisse, alla Nazionale di Firenze con il suo prezioso ‘Jazz’, Pablo Picasso e anche Marc Chagall, che firma le illustrazioni contenute in ‘Anime morte’ di Gogol.

La collezione, tra le più ricche d’Europa e del mondo dedicate ai libri d’artista, è stata acquisita dal ministero per i Beni culturali nel Duemila da Loriano Bertini, industriale tessile di Prato con la passione per questi oggetti. “Questo Fondo nasce da una mostra allestita in questa Biblioteca nel 1989- spiega all’agenzia Dire il direttore della Nazionale centrale di Firenze, Luca Bellingeri- a seguito di cui molti degli artisti esposti decisero di donare le proprie opere all’Istituto. E proprio perché questa Biblioteca possedeva questo piccolo nucleo di opere di questo genere, una decina di anni dopo, all’inizio di questo secolo, il ministero acquistò questa ricca collezione, destinandola a questo Istituto. La raccolta negli anni si è andata ulteriormente arricchendo con altri acquisti, doni e acquisizioni di vario genere e oggi costituisce la più importante collezione di questo genere in Italia e fra le più importanti al mondo”.

Un primato per la Biblioteca aperta a metà del Settecento e nata per volere di Antonio Magliabechi, letterato fiorentino che dedicò la sua vita alla raccolta di libri. L’erudito arrivò a collezionare 30mila volumi, che nel suo testamento lasciò ai poveri di Firenze che non potevano permettersi l’acquisto di una biblioteca. Accanto a quello costituito dalla raccolta magliabechiana, la Nazionale Centrale di Firenze vanta un altro nucleo costitutivo, quello proveniente dalla biblioteca Palatina con le collezioni librarie medicee e lorenesi. “Queste due biblioteche nascono con finalità totalmente diverse: una biblioteca di studio da un lato, e una biblioteca di collezionismo dall’altro”, spiega Bellingeri. Su questi due nuclei fondanti nel 1869 si innesta il Deposito legale, che obbliga stampatori ed editori a consegnare alla Nazionale Centrale ogni titolo pubblicato. Così, “nel corso di un secolo e mezzo, la Biblioteca si è arricchita ogni anno, e soprattutto in questi ultimi anni, di decine di migliaia di monografie, circa 60mila all’anno, di oltre centomila fascicoli periodici, di oltre 80mila numeri di quotidiani. Oggi la Nazionale di Firenze possiede oltre sei milioni di volumi, circa 3 milioni di opuscoli, oltre tre milioni di periodici, 750mila autografi, e sviluppa complessivamente circa 130 chilometri di scaffalature”.

Ospitata in origine nel complesso degli Uffizi, solo nel 1935 la Biblioteca ha trovato la sua sede definitiva in piazza dei Cavalleggeri. Inaugurata il 30 ottobre di quell’anno, la Biblioteca conserva ancora tutti gli arredi originali, compreso il geniale sistema di posta pneumatica che, dai magazzini, serviva a smistare le richieste degli utenti. Concepito proprio per ospitare la Biblioteca, l’edificio fu travolto dall’alluvione del 4 novembre del 1966. Una catastrofe per tutta la città di Firenze, un danno enorme per la Nazionale, che vide sommerso dal fango quasi un milione di unità bibliografiche, compresa una parte delle collezioni antiche, Palatina e Magliabechiana. Una gara di solidarietà internazionale investì il capoluogo toscano, e in moltissimi si offrirono per salvare il patrimonio colpito. È in quelle ore che nacque una squadra di professionisti, un gruppo di restauratori specializzati che di fatto portò alla creazione di quello che alla Biblioteca nazionale Centrale di Firenze ancora oggi è il laboratorio di restauro dedicato ai beni librari, tra i più importanti d’Italia e d’Europa.

“Con il 4 novembre 1966 nasce un nuovo concetto di restauro, perché nell’alluvione di Firenze vengono colpiti così tanti volumi, la situazione è così tragica che affluiscono in città moltissime professionalità e danno vita al nostro laboratorio di restauro”, spiega all’agenzia Dire Alessandro Sidoti, restauratore. Così, negli anni si sono sviluppate nuove tecniche di intervento che oggi portano il Laboratorio a intervenire anche in caso di altri eventi calamitosi, come nel caso dell’acqua alta che nel 2019 ha portato non pochi problemi a Venezia. Accanto al lavoro di restauro dei volumi alluvionati – ne mancano ancora 18mila da ‘salvare’ – il Laboratorio segue anche la manutenzione di tutto il patrimonio della Biblioteca nazionale.

“Il nostro scopo non è più solo restaurare il materiale- aggiunge infine l’esperto- ma anche cercare di far sì che questo venga conservato bene attraverso azioni di prevenzione, di manutenzione e di conservazione delle collezioni stesse”. Realizzato con l’agenzia di stampa DIRE, il progetto è un viaggio alla scoperta dei 46 Istituti statali italiani, scrigni di bellezza e custodi di un patrimonio documentario che ammonta a circa 40 milioni di esemplari: https://cultura.gov.it/bibliotecheditalia.

Il documentario sulla Biblioteca Nazionale di Firenze fa parte della serie di reportage promossi dal ministero guidato da Dario Franceschini ed è disponibile sul profilo Instagram @bibliotecheditalia: https://www.instagram.com/p/CZgpwpNNp2G/?.

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