Crisi d’impresa, De Lise (Ungdcec): “Migliorare nuovo CCII per ridare centralità a commercialisti”

Puccio (Fondazione Centro Studi): “Nei prossimi quattro anni 60 mila soggetti economici in difficoltà”

“In materia di crisi d’impresa, il decreto legislativo che modificherà nuovamente il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII), secondo le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, contiene importanti novità e alcuni aspetti che riteniamo migliorabili.

Penso a tre ambiti strategici: l’elenco degli Esperti nella Composizione negoziata della crisi, la nomina degli organi di controllo e la declinazione più ampia degli assetti organizzativi, che confermano la centralità dei dottori commercialisti ed esperti contabili in una materia che incide sulle sorti dell’impresa coinvolta, dei suoi stakeholders e del tessuto economico nella sua interezza.

Siamo pronti a inviare alle istituzioni un documento per esporre le nostre proposte e contribuire al processo di riforma in corso per il salvataggio di un numero considerevole di imprese”.

Lo afferma Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.

“Sulla possibilità di ampliare le stringenti maglie per l’iscrizione nell’Elenco degli Esperti, come Unione giovani dottori commercialisti continuiamo a ritenere che sia un errore escludere dall’elenco professionisti i commercialisti dotati di esperienza nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d’impresa soltanto perché non rientrano nel tassativo e riduttivo elenco di incarichi formato dal ministero”, evidenzia De Lise.

Il nuovo articolo 3, inoltre, “declinerebbe in maniera più dettagliata i requisiti che dovranno avere le imprese per permettere la rilevazione tempestiva dello stato di crisi e assumere iniziative in merito”, analizza De Lise.

Per questo è necessario “stimolare le imprese a dotarsi di figure di controllo interne indipendenti, magari premiandole con un credito d’imposta o il riconoscimento di una deduzione più che proporzionale rispetto al costo sostenuto in questo ambito”.

La declinazione relativa alla idoneità degli assetti organizzativi, infine, secondo il presidente dei giovani commercialisti “non è esaustiva.

Nella gestione dell’impresa, infatti, processi e procedure debbono essere valutati anche ai fini dell’emersione dello stato di crisi, quale sistema virtuoso che possa implementare un sistema decisionale capace di rilevare immediatamente i segnali della crisi e un eventuale piano di risanamento”.

Secondo Francesco Puccio, presidente della Fondazione Centro Studi dell’Ungdcec, le novità normative in arrivo rappresentano uno strumento necessario per gestire le conseguenze della crisi economica in atto: “Abbiamo previsto circa 60 mila soggetti economici coinvolti da situazioni di crisi nei prossimi quattro anni.

Rispetto al numero di aziende che transitano fisiologicamente da procedure concorsuali, occorre considerare l’effetto sospensivo generato dalle normative emergenziali, che sta ritardando la naturale emersione della crisi per circa settemila soggetti economici, oltre alle situazioni di crisi generate dalle conseguenze dell’emergenza pandemica e della congiuntura economica conseguente”.

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