Pd nel caos dopo il ritiro di Minniti,  avanza  la «Cosa» di Renzi

Marco Minniti non sarà candidato alla segreteria del Pd. Dopo giorni di rumors e smentite la rottura tra l’anti-Zingaretti e l’area renziana del partito che lo sosteneva è arrivata
in serata, dopo un vertice tanto drammatico quanto inconcludente. Minniti ha posto sul tavolo la richiesta politicamente più
pesante: sostegno pieno di tutti i parlamentari e dirigenti dell’area con l’impegno a non uscire dal Pd qualunque sarà l’esito
del congresso. Perché al fondo della decisione di Minniti c’è questo: il progetto di Renzi di un nuovo partito che aggreghi
tutti i liberali e anti-sovranisti.

Pd, Minniti ritira la candidatura «per salvare il partito»
Il fatto è che Matteo Renzi ha lasciato girare le voci sul nuovo partito “oltre il Pd” senza mai smentirle. Di più: mentre
all’inizio se ne parlava come del piano B, nel caso in cui Minniti il congresso lo avesse perso, negli ultimi giorni è stato
lasciato trapelare che il progetto è un’opzione in campo indipendentemente dall’esito del congresso. Perché per l’ex leader
non è in discussione la stima per Minniti: è il “brand” Pd che nella sua analisi non funziona più, occorre qualcosa di nuovo.
Da qui la richiesta di chiarimento da parte di Minniti, chiarimento che Renzi non ha voluto dare. «Io sono fuori dal congresso,
non me ne occupo», continua a dire.

E la giornata di mercoledì ha raccontato plasticamente una separazione già in atto: mentre Minniti incontrava i maggiorenti
renziani, in primis Lorenzo Guerini e Luca Lotti, Renzi era impegnato a Bruxelles in una serie di incontri per unire la vasta
area dei liberali anti-sovranisti: ha incontrato prima la leader dei Liberali Marghrete Vestager e poi il candidato del Pse
alle elezioni europee Frans Timmermans. E c’è stato anche il tempo per un saluto con Jean Claude Juncker e Pierre Moscovici.
Ora che ne sarà del congresso? I renziani proporranno una candidatura di bandiera (si fa il nome di Teresa Bellanova)? «Assisteremo
al congresso», allarga le braccia Guerini alla fine di una giornata convulsa. Ma c’è anche chi, come Stefano Ceccanti, pensa
che una candidatura vada trovata: «Restare dentro, anche se in minoranza».
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