L’Ue minacciata dal gelo  tra Russia e Usa

Tanto rumore per nulla, si potrebbe dire delle ultime minacce fra russi e americani sui loro immensi arsenali nucleari. La
minaccia russa di colpire le capitali europee con le sue testate atomiche sembra una parodia da Dottor Stranamore. Ma non
ora, non in questa stagione così confusa e pericolosa delle relazioni internazionali in Europa e nel mondo. Una semplice incomprensione
o un incidente potrebbero scatenare una reazione a catena senza fine.

Nucleare, gli Usa abbandonano l’ultimo Trattato con la Russia
Nel 1987 Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov firmano lo storico trattato Inf sulla messa al bando dei missili di raggio intermedio
(500/5.500 chilometri). Sono i vettori di bombe atomiche comunemente chiamati euromissili perché erano stati pensati per una
guerra nucleare nel vecchio continente. È la prima volta nella storia della Guerra fredda che i due contendenti decidono di
eliminare e non solo ridurre dei sistemi d’arma.

Trentun anni più tardi Donald Trump minaccia di uscire dal trattato, accusando Vladimir Putin di violarne i contenuti. Qualche
giorno fa il suo segretario di Stato Mike Pompeo conferma che gli Stati Uniti abbandoneranno l’Inf se entro 60 giorni la Russia
non tornerà a rispettare il trattato. Mosca nega di averlo mai violato.

La risposta russa a Pompeo è durissima, affidata a Valery Gerasimov, il capo di stato maggiore delle forze armate: «Se l’Inf
sarà distrutto, non ce ne andremo senza una risposta». Non solo: «L’obiettivo della rappresaglia russa non sarà il territorio
americano ma i Paesi europei dove i missili di raggio intermedio saranno dispiegati».

Putin, prenderemo di mira i Paesi Ue con missili Usa
La reazione di Gerasimov è spropositata e fuori luogo: se l’America di Donald Trump ripudia il trattato non è per essere libero
di dispiegare nuovi missili in Europa ma per uscire dal continente e chiudersi nella sua fortezza protetta da nuovi muri e
da due oceani. I russi lo sanno e il loro messaggio – una minaccia senza precedenti anche ai tempi più difficili della Guerra
fredda – punta infatti più in alto: all’intero Occidente che rischia di essere più debole senza la protezione americana.

Ciò che dovrebbe avvenire ora è un tentativo di dialogo: era accaduto fra americani e coreani del Nord; sta succedendo fra
Washington e Pechino per una via d’uscita dal loro scontro commerciale. Ma sull’Inf sarà più complicato. Donald Trump non
è interessato alla Nato, detesta la Ue, non pensa che l’America debba continuare a spendere denaro in Europa e garantirne
la sicurezza.

Pressato a Washington dall’inchiesta dell’Fbi sui suoi rapporti personali con al Russia, l’ultima cosa che Trump potrebbe
desiderare è un dialogo con Putin. E sembra sempre più evidente che Vladimir Putin – il quale detesta la Ue quanto Trump –
ne voglia approfittare, alzando il livello dello scontro e puntando ad allargare l’influenza russa in Europa.

Crisi Ucraina-Russia, verso Consiglio Osce a Milano: Italia in prima fila nella mediazione
Questo è lo stato di crisi profonda di fronte al quale oggi si troveranno i ministri degli Esteri convocati a Milano per il
vertice dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Creata nel 1995, l’Osce è figlia della Carta
di Parigi firmata nel novembre 1990 da tutti i Paesi usciti dalla Guerra fredda. Nelle intenzioni di Mikhail Gorbaciov a Parigi
doveva nascere la “Casa comune europea da Vancouver a Vladivostok”. Non è andata così. E oggi i ministri convocati a Milano
lo constateranno un volta di più, avvolti dal gelo delle minacce fra Mike Pompeo e il generale Gerasimov.
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